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Benedetto XVI. Una scelta giusta

12/02/2015

Una scelta di sacrificio, fatta con coraggio, da un grande Papa per un valore supremo: il bene della Chiesa.
Nelle ore seguite all’annuncio, che ha girato il mondo in pochi minuti nell’incredulità generale, si sono susseguiti commenti e messaggi ufficiali, con espressioni di rammarico, coniugate col rispetto, per la decisione di Benedetto XVI. Una decisione formalmente motivata dalle ragioni della salute e dell’età, ma che di fatto è molto di più. 
Il Pontefice, liberamente e deliberatamente, non solo ha spezzato un tabù, ma ha fissato il primato della fede e ha dato un esempio etico.
Uomo mite, uno studioso, non incline per natura e formazione al governo e al sistema delle relazioni che il governo comporta, dal trono di Pietro ha fatto un gesto nella sostanza politico - e di grande responsabilità - che ha conseguenze immediate e pesanti. Con la vacatio, che interviene dal momento delle sue dimissioni, il prossimo 28 febbraio, infatti, la nomenclatura vaticana si azzera. Le lotte intestine in corso all’interno della Curia ricevono un colpo letale. 
Benedetto XVI, pur consapevole della gravità della situazione, ma consapevole anche dei suoi limiti personali e di quelli della sua gestione, ha preso la decisione più inattesa, ma la più efficace e forse l’unica per raggiungere lo scopo: alzare un argine contro la decadenza in atto, lanciando al tempo stesso un segnale forte per il futuro. 
Isolato nelle sue stanze, testimone impotente della crisi progressiva della Chiesa di Roma, strattonato da interessi, malcostume e intrighi, il Papa è riuscito a dare l’interpretazione più alta del suo magistero: il dovere della rinuncia, messo al servizio di Dio. Una decisione che ha stupito, ha spiazzato, ma che ha offerto una straordinaria lezione di umiltà. 
Si apre uno scenario nuovo: la nomina di un Papa, mentre un altro Papa è vivente. 

Ai tempi di Celestino V, alla fine del ‘200, la sua rinuncia criticata da Dante e perseguita dalla stessa Chiesa, che lo imprigionò e di fatto l’uccise, ebbe un prezzo spropositato. Ma proprio Benedetto XVI, visitando L’Aquila dopo il terremoto, aveva disteso sulla teca di cristallo che racchiude il corpo del Papa-eremita, il pallio che aveva indossato per la sua investitura a Pontefice, nel 2005. Un gesto, che oggi non appare casuale, ma profetico. 
Uno scenario nuovo - si diceva - e per fortuna non tragico, come fu per Celestino. Ma ogni passo, che seguirà, avrà un’attenzione diversa e si svolgerà dinanzi ad un testimone straordinario.
Il conclave, dal quale l’ex-Papa ( suona strano, ma è di fatto così) è escluso, dovrà comunque tener conto della strada da lui stesso indicata. Dunque, dovrà essere designato un Papa giovane e forte, sia nel corpo, sia nello spirito, portatore di innovazione e di grandi valori condivisi. Una rivoluzione, anche questa. Joseph Ratzinger, ne sarà il padre spirituale e sicuramente il primo sostenitore, con la discrezione che gli è propria e alla sua maniera, con la parola scritta e la riflessione. Probabilmente, con le parole che saranno ancora più libere di oggi, in un giorno, però, che ha scosso l’umanità intera, l’ha commossa e ne ha intaccato le certezze, portandone a un livello più alto il pensiero. Benedetto XVI è un Papa straordinario, che scende dal trono, non dalla croce. Il suo travaglio è un dono e ci purifica.

Pubblicato su www.culturacattolica.it   (12 Febbraio 2013)