L‘origine del nome: lucus -bosco; lux -terra di luce; lykos – il lupo, simbolo di migrazioni; ma anche oikos -casa, comunità. Una terra per vocazione accogliente.
Lunedì 24 Agosto 2026, 14:48
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Un parco di... plastica nella bellezza della Lucania, ancora calci all’identità
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«Capire e raccontare l’umanità… basta scavare a fondo nelle radici, nei cuori, nelle storie del proprio piccolo mondo locale». Scomodiamo Tolstoj, uomo dei primi dell’800, scrittore, filosofo, attivista sociale russo, perché nel disordine mondiale che proviamo a raccontare ogni lunedì, una vicenda localissima, nella vicina Lucania, terra amata di radici, dà la misura dell’approssimazione e dell’inadeguatezza che si ripropongono anche in un lembo trascurato, quasi inerte (non questa volta), del Sud italiano. Volutamente, Lucania. Tornando non tanto alle antiche genti che l’abitarono, quanto all‘origine del nome: lucus -bosco; lux -terra di luce; lykos – il lupo, simbolo di migrazioni; ma anche oikos -casa, comunità. Una terra per vocazione accogliente, nel legame naturale tra il territorio coperto di boschi, la ricca fauna selvatica che li popola e gli insediamenti degli uomini.
Non era affatto periferica, come poi è diventata, la Lucania, percorsa da cinque fiumi, snodo di civiltà e di culture. «Da noi si riposa il falco e la civetta segna la nostra morte. Da noi il mondo è lontano, ma c’è un odore di terra e di gaggìa e il pane ha il sapore del grano». La poesia del compianto collega Mario Trufelli, che, pur innamorato dell’unicità di questa bellissima terra, aveva fatto in tempo a vedere «le croci delle montagne» ovvero le infestanti pale eoliche, che deturpano i paesaggi più belli della regione, nel vuoto di una pianificazione ordinata. Come nel vuoto di una strategia di sviluppo, si prosegue, confidando nell’assenza di una cittadinanza attiva, che questa volta – come già anticipato - fa sentire la sua voce.
Definiamo ulteriormente il quadro. Tra lo scorso anno e quello precedente (fonte Istat), altri 6.400 giovani laureati lucani sono stati consegnati all’emigrazione: non c’è lavoro. Restano nell’abbandono le infrastrutture (strade interrotte, viadotti a rischio e dunque da rinforzare), carenti i trasporti su gomma e su rotaia (non è mai arrivata l’alta velocità), manca un aeroporto, approssimati sono i servizi sanitari, in emergenza quelli scolastici, dimenticate le aree interne. La regione è anche penultima (dopo il Molise) nei flussi turistici nazionali, benchè sia in crescita sensibile in fatto di reputazione. Lo si deve alla splendida Matera e alla bellezza delle sue località costiere (Maratea, Metaponto) e montane. Su un territorio di diecimila chilometri quadrati, infatti, sono ben due i parchi nazionali - il Pollino e il Parco dell’Appennino lucano - sono tre, i parchi regionali, mentre oltre cinquantamila ettari di bosco ricadono nella Rete Natura 2000, la rete ecologica europea, nata per proteggere gli habitat naturali e le specie animali e floreali minacciate.
Allora? Se non mancano le risorse del territorio, solo in parte abusato, non può che trattarsi di deficit di visione, di politica. Ci si ritrova di fronte a scelte dettate dall’inefficienza, all’incongruità degli interventi, è irragionevole? E chi torna o visita questa terra per la prima volta, cosa cerca se non la sua bellezza, la cultura di cui è ricca in un habitat unico, solo in parte abusato, che sa rinnovarsi, coniugando sviluppo e vocazioni identitarie?
Nel caso che ora esaminiamo, lasciando da parte i dettagli tecnici che non mancheranno nei tribunali, ciò che colpisce è proprio la palese insignificanza della proposta nella pochezza delle idee. Conforta, inoltre, nonostante la stagione, la partecipata risposta sociale e di stampa, con scrupolosi siti web d’informazione al lavoro, interventi social, associazioni ambientaliste, a cominciare da Legambiente, che scendono in campo, la Cgil in prima linea. Via il tappo del silenzio!
I fatti. Siamo nel comune di Abriola, a venti chilometri da Potenza. È stato approvato un progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Pierfanone, che rimane all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino lucano, collimante con un’area della Rete Natura2000, protetta dall’Unione Europea. Riqualificazione? È una bella parola, ma cosa comporta? La proposta presentata a maggio, per un costo di 8 milioni di euro (6 finanziati dalla Regione), autorizzata nell’arco di un solo mese, i lavori già appaltati, con ruspe e caterpillar in pieno esercizio ad agosto, sta distruggendo la natura. Sono già stati tagliati 500 alberi (faggi pluridecennali). Subiranno la stessa sorte, a breve, altrettanti. 951 le piante da cancellare, secondo il progetto. Si costruisce una nuova seggiovia, che da quota 1350 metri arriverà a quota 1500, per collegarsi all’impianto già esistente. Sarà inoltre realizzata una pista sintetica, cui si aggiungeranno vari parcheggi.
Il materiale impiegato per la pista? Plastica. 480 metri di tracciato in plastica per 20 metri di larghezza, una superficie complessiva di 7.400 metri quadrati di plastica. All’interno di un parco, si fa turismo fossile (ecocompatibile)?! Comunque, di plastica. (Come non pensare ai 33 pozzi per l’estrazione di risorse fossili in Lucania, appaltati all’Eni e alla Shell). L’espressione «fossile» avrebbe potuto evocare il viaggio alla scoperta dell’evoluzione della terra, dei segni lasciati dal passato, pienamente compatibile - questi sì- con un parco, che include alberi di altofusto, essenze rare nel sottobosco, perfino le orchidee, specie in via di estinzione nella popolazio faunistica alata e terrestre. Invece? Certo, l’opera porterà posti di lavoro, nella fruizione tutto l’anno di un campetto di sci sintetico, ma i campi naturali, che già ci sono e ben più estesi, non rimangono piuttosto vuoti per buona parte dell’inverno? La scelta è stata dettata dal cambiamento climatico, che dirada la neve? Peccato, che appaia davvero inopportuna in piena crisi climatica, dinanzi ai vantaggi offerti dagli alberi, che quandanche piantumati di nuovo, (come si legge) prima di tornare grandi e possenti richiederanno decenni. Allora cosa resta? Deborda la pochezza della programmazione e - sarà tutta da verificare - la correttezza del percorso amministrativo, trattandosi di soldi pubblici italiani ed anche europei.
Sono noti i vincoli tassativi di Bruxelles, che fissa anche le tempistiche per concedere il finanziamento delle opere, che altrimenti va perduto. Ancora. Una corsa contro il tempo, nella consueta amichetteria italiana, che se vuole fa miracoli? Il primo cittadino del comune di Abriola, pubblicamente, ha dichiarato che è tutto in regola.
Ci si augura, sulla scorta del materiale prodotto negli esposti intanto presentati e guardando anche alla giurisprudenza, con riferimento alle sentenze emesse in casi analoghi a Bolzano e in Abruzzo, che si faccia chiarezza. In attesa degli opportuni approfondimenti, però, va evitato da subito il danno irrimediabile: mille alberi che diventino legna da vendere. Attendiamo, con fiducia, le decisioni della Procura della Repubblica.
Pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 agosto 2025
