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Guerre bugiarde e migranti al servizio di paura destabilizzazione e politica

Stiamo vedendo ciò che accade sotto il cielo americano, dove è caccia al migrante, senza regole, nel nome del suprematismo bianco, incarnato dal presidente.

Sulla strumentalizzazione delle migrazioni, se restava margine al dubbio, i fatti di Ceuta ne hanno fatto concime per il buonsenso. Come nella guerra illegale sferrata contro l’Iran dagli Stati Uniti e da Israele, che si allarga, dilata la zona d’ombra del detto e non detto, lascia nel vuoto le soluzioni diplomatiche. Mentre nella prima fase dei bombardamenti, a cominciare del 28 febbraio, sembrava escluso il coinvolgimento delle basi Nato, progressivamente invece alcuni paesi dell’Alleanza sono passati a «missioni difensive», oltre che al supporto diretto, in loco, ai paesi del Golfo e all’Arabia Saudita (si gioca la carta degli interessi nazionali). Fatto sta che in un’area di conflitto sempre più estesa, oramai dallo stretto di Hormuz a quello di Bab el-Mandeb sul Mar Rosso e in Arabia Saudita, negli Emirati, anche in Kuwait e nel Barhein sono dislocati i francesi-come ha comunicato Macron- ci sta pensando la Germania, dove peraltro è in corso un acceso dibattito pubblico; gli inglesi (un migliao di uomini) sono lì già dalla primavera scorsa, nell’annuncio dell’allora primo ministro Starmer; zitti, zitti, sono arrivati anche gli italiani, con 400 militari dell’aviazione e circa 300 uomini dell’esercito. Da noi, nessuna comunicazione ufficiale. Ma si poteva dedurre - hanno chiosato dal ministero della difesa. Churchill usava dire: «il prezzo della grandezza è la responsabilità». Verissimo anche oggi. Cominciamo allora dal tema abusato delle migrazioni, per arrivare a quello taciuto, nella zona d’ombra, della guerra di Trump, indotta da Israele, diventata più pericolosa di un contagio, oltre che improvvisata e bugiarda. Due storie diverse, ma possibilmente riconducibili ad una regia comune.

Le migrazioni servono alla paura, servono alla destabilizzazione, servono alla politica come l’acqua ai fiori. Stiamo vedendo ciò che accade sotto il cielo americano, dove è caccia al migrante, senza regole, nel nome del suprematismo bianco, incarnato dal presidente. Sotto il nostro cielo, non va meglio e diminuisce la sicurezza. Ma ciò che è accaduto alla frontiera europea sulle coste africane, ha disegnato i contorni di una trappola, in apparenza ben orchestrata, con la Spagna di Sanchez, che non rinuncia alle critiche a Trump, nel mirino.

Ne vuoto improvviso di controlli, in pieno giorno, alla frontiera con il Marocco, mentre giravano false notizie, oltre 50mila marocchini si sono riversati via mare sull’enclave europea. Un’invasione? «Catastrofica, terribile, terrificante», immediati i commenti di Bruxelles, della destra che govena l’italia, arrivata a sospendere il trattato di Schengen, e del presidente americano Trump. È stato il fallimento della linea Sanchez? L’unico socialista da sette anni al governo, mentre l’Europa va a destra; l’unico che sulle migrazioni ha puntato sulla politica dell’inclusione sociale, dimostrando che quando si usano con intelligenza le regole per i flussi migratori, anche l’economia se ne avvantaggia; l’unico che non si è piegato alle minacce di Trump. Il tycoon, sul social Truth, ha scritto: «La Spagna ha compiuto sforzi deliberati per incoraggiare l’immigrazione illegale in Europa. Se anche negli Stati Uniti dovesse andare al potere la parte sbagliata (i Dem), fra tre anni, noi ci troveremmo così». Parole minacciose, scelte una per una. «Meditate gente! Meditate». – avrebbe celiato Renzo Arbore.

L’ombre vertical (la definizione è stata attribuita a Sanchez dai sentimenti popolari, in antitesi alla figura di Trump) ha replicato agli attacchi con fermezza e con i numeri: dal 2021 al 2026 gli ingressi irregolari in Europa via Spagna sono stati 234.760 rispetto, per esempio, a quelli via Italia, pari al doppio: 478.600 (fonti Frontex). Sanchez ha poi scritto a Bruxelles, preoccupato per le reazioni fuori misura – «Lo stop a Schengen è stato dettato da ignoranza o da interessi politici» (l’indirizzo, Palazzo Chigi, che sospendendo un trattato fondamentale, sacrifica l’Europa alle ragioni interne ovvero bruciare Vannacci e non dispiace a Trump) - ha dunque chiesto una riunione d’urgenza dei ministri dell’interno europei per valutare la crisi improvvisa. Subito dopo è volato a Ceuta e subito ha preso in mano la situazione. Le autorità di frontiera marocchine hanno dovuto ripristinare i controlli. Decine di migliaia di persone appena arrivate sono ripartite, la situazione si è quasi normalizzata, nel prezzo sempre alto però di vite umane (le vittime saranno un centinaio). In fine, la dichiarazione forte, ripetuta più volte ai microfoni: «Ceuta è Spagna. Non si tocca». Nel suo sguardo accigliato, forse, la consapevolezza taciuta di possibili altri colpi di coda e di altre interferenze. Vedremo.

La Casa Bianca aveva stabilito rapporti strettissimi con la monarchia di Rabat, già dal primo mandato di Trump, riconoscendo la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. In pratica, gli americani erano intervenuti a gamba tesa nella disputa con l’Algeria in essere da più di cinquant’anni (ricordate il fronte Polisario per l’indipendenza del popolo sahrawi?) Sanchez è stato un paio di volte in Algeria, per provare a raffredare le tensioni. Invece, la situazione è precipitata. Alla vigilia dei fatti di Ceuta, giovedì, 30 luglio, in Marocco si è celebrato il 27/esimo anniversario della Festa del Trono di re Mohammad VI. Tra gli auguri, quelli della Spagna, Trump ha fatto di più, ha offerto di meglio. Cerimoniosa e pragmatica la sua lettera al re. Ne ha esaltato la figura, gli ha confermato il suo appoggio, soprattutto, ha promesso soldi, molti soldi. Per cominciare, il finanziamento dell’autostrada del Sahara. Pare che la riconoscenza marocchina non si sia fatta attendere. In più, gli hanno intestato l’autostrada, che si chiamerà «Donald J. Trump Highway».

Nella guerra contro l’Iran, che - probabilmente con candido stupore- il presidente dice di non capire, invece, cosa accade? Trump continua a colpire, ma si contraddice ogni giorno. Per lui, quello strano popolo, allergico alle dominazioni, che si ostina a resistere ai suoi attacchi: «È folle». Eppure – rincara la dose- «gli iraniani sono feccia».

In Europa, dove conosciamo meglio la storia e meglio il popolo iraniano, ispirato da Ciro il Grande, a dispetto dei regimi, si è andati avanti con il dialogo. A livello bilaterale, l’Italia, rimasta sorda al grido di aiuto del popolo iraniano, soprattutto delle donne, nel sangue delle piazze sotto il giogo degli Ayatollah, ha proseguito le sue relazioni sotto il segno degli interessi legati al petrolio e ai commerci (gli stessi di oggi). Come può il governo Meloni ordinare una spedizione militare di supporto ai paesi del Golfo e all’Arabia Saudita, raggiunti dalle bombe e dai droni iraniani, schierandosi dalla parte di un conflitto illegale? Si sono fatti stracci anche del nostro dettato costituzionale: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa…» Le ragioni in burocratese, espresse dal ministro della Difesa, Crosetto, per giustificare l’assenza di notizie ufficiali e di un dibattito parlamentare, francamente, diventano risibili. La democrazia è altra cosa. È questo il punto: cosa ne è del nostro Paese, propaganda a parte? Appare secondario e timoroso, oltre che sperduto e impoverito. A chi tocca difende la nostra democrazia, comunque incompiuta, e la nostra sovranità? La decisione di inviare uomini e mezzi nel regno saudita e in un contesto di conflitto aperto riguarda il Paese tutto e tutti i Cittadini. Doveva essere esplicitata e deve passare al vaglio del Parlamento. Non vince la politica senza regole di Trump.

Pubblicato il 3 agosto 2026 su La Gazzetta del Mezzogiorno

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