È una questione di algoretica, come aveva già ammonito papa Francesco, ovvero di tecnologia e di etica, nel cuore della politica. L’ennesima sfida, immaginata, oggi reale.
Nella vivace comunità studentesca di Siena, lo scorso venerdì, una giovane professoressa di radici calabresi, molto motivata, mi raccontava delle difficoltà del suo lavoro tra risorse scarse e burocrazia. «Abbiamo un contesto allofono» - aveva esordito - allofono? «Sì - spiegava - una forte presenza di ragazzi provenienti da Paesi diversi, che non devono sentirsi, né essere percepiti, stranieri: ecco, perché preferiamo usare quel termine». In un’aula magna gremita, avremmo parlato delle narrazioni di questo mondo in accelerazione, tra intelligenze artificiali, guerre e violazioni dei diritti umani alla vigilia dell’incontro di Pechino tra Trump e Xi Jnping.
Nonostante l’anagrafe giovanissima, la voglia di capire. Un incontro vivificante a Siena, ovvero in Italia, ovvero in Europa, grazie all’impegno di un’insegnate di radici meridionali, che insieme ai colleghi toscani e di altre regioni, coltiva la formazione di nuovi cittadini europei. Quale migliore risposta alla domanda: da dove ripartire? Il senso e dunque il ruolo dell’Europa, che rimangono indispensabili, da ritrovare in fretta (sulla ribalta da ultimo ad Aquisgrana per il premio a Mario Draghi), mentre i leader delle due superpotenze mondiali si misuravano a Pechino. Il Vecchio Continente, oltre i populismi e le spinte delle destre autocratiche nel declino delle democrazie, rappresenta probabilmente l’unica fetta di mondo che può ancora contare su una larga parte di opinione pubblica istruita, informata e dunque critica, benchè anziana, e su nuove generazioni migliori di come si descrivono (o si vorrebbero?) pronte ad esprimere una partecipazione convinta nei momenti che contano (vedi il NO all’ultimo referendum costituzionale in Italia) per difendere la legalità e il mondo multiculturale cui appartengono. Il G2 di Pechino (formula ristretta, in una metafora di lavaggio, al momento «infeltrita», già che si partiva dal G20) ha visto, tra l’altro, due leader su piani diversi. Trump, alla testa della sua democratura di parenti, amici e oligarchi, sbilanciato sugli affari, ma incerto sugli scenari internazionali, in particolare nel riferimento a Taiwan, questione sempre strategica invece per la Cina, nell’unità del suo territorio; Ji Xinping che non ha preso impegni formali, tetragono nelle proprie posizioni, appena aperto ad accordi commerciali, da verificare.
Nella sostanza, un «vertice dei due mondi», segnato da tanti sorrisi e da scarsi risultati (tranne che per le tasche del presidente e della Trump Organization, la cassaforte di famiglia), che potrebbe però virare in una formula tuttaltro che infeltrita. In pratica, la mutazione potrebbe diventare definitiva: G2, non più G7 o G20. Indietro tutti gli altri, Europa compresa.
Allora, se l’America di Trump ha dimenticato gli europei dopo averli insultati, va evitato che l’Europa diventi periferia anche per la Cina. Nuove alleanze economiche e ampie visioni tecnologiche, oltre a nuove architetture finanziarie (particolarmente care a Ji Xinping, che sta gradualmente erodendo la supremazia del dollaro) insieme alle leve tradizionali del sapere e della cultura, comuni alle nostre civiltà millenarie, devono poter fare la differenza rispetto all’incoerenza dell’America di Trump, con la quale le relazioni naturalmente continueranno, benchè quell’oltreoceano, con un corto passato, non ponga limiti alle sue ipoteche sul futuro. Sconvolgente, per esempio la notizia giunta dl Border Security Expo, la fiera delle tecnologie più avanzate «per difendere i confini da ogni minaccia» – come spiegava un alto funzionario dell’ICE, la potente agenzia federale voluta da Trump, denunciata per i suoi metodi illegali, super potenziata con milioni di dollari.
La notizia? Palantir, la società specializzata nelle analisi predittive e nel controllo massivo dei dati, fondata dai pluricelebrati Alex Karp, ebreo afroamericano, amministratore delegato e dal suo socio Peter Thiel, oscuro profeta filotrumpiano dell’apocalisse digitale, dietro lauto compenso, avrebbe messo in mano alle milizie dell’ICE un IPhone, che spalanca un archivio di almeno 20 milioni di persone, immediatamente individuabili, localizzabili e tracciabili. Non si parla più solo di migranti, il controllo può riguardare tutti i cittadini americani. Parte la caccia verso oppositori politici, attivisti, operatori critici nei confronti dell’Amministrazione.
Come funziona? Con i telefonini gli agenti scannerizzano i volti delle persone che incontrano e l’immagine gira. l’App di Pelantir, che si appoggia ad algoritmi di correlazione tra piattaforme eterogene, dove si incrociano dati infiniti (familiari, sociali, sanitari, professionali, politici) in pochi secondi traccia un profilo dettagliatissimo. A cominciare dai nonni fino ai nipoti. Secondo quanto rivelato, il successo dell’operazione avrebbe fatto passare gli arresti dal 27 all’80 per cento. E i dati continuano ad aggiornarsi e a moltiplicarsi. Nella totale assenza di legalità e di trasparenza, oltre che nel rischio dell’errore, a prescindere da qualsiasi garanzia! Lo avevamo visto a Gaza, già che il software del colosso Made in US è stato abusato dagli israeliani contro i palestinesi.
Palantir è arrivato in Europa e in italia. Non è più solo un problema americano. Non basta, la società Anthropic, fondata dal fisico italo-americano Dario Amodei, in uno studio sull’Intelligenza artificiale nella competizione sino-americana, descrive l’Ai come lo strumento, utile a breve «per reprimere i cittadini su una scala senza precedenti, impattando sugli equilibri globali del potere». La prospettiva distopica (l’arrivo del peggio) l’autocrazia (il potere centralizzato in poche mani), la plutocrazia (i ricchi al comando), l’accelerazione del controllo di massa attraverso le tecnologie (con l’aggiunta dell’effetto chilling, ovvero la paura che porta al silenzio) potrebbero dunque ulteriormente modificare gli scenari, che intanto continuano a cambiare.
È una questione di algoretica, come aveva già ammonito papa Francesco, ovvero di tecnologia e di etica, nel cuore della politica. L’ennesima sfida, immaginata, oggi reale.
Pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 maggio 2025
