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Buon 2019. Che sia l'anno della svolta!

31/12/2018

Il 2019. Ognuno lo ricorderà per qualcosa di particolare. Mi piacerebbe, che in Basilicata tutti lo ricordassero come l'anno della svolta, che non sarebbe affatto la prima in questa terra. Vedi Scanzano. Ma cosa potrebbe mai unire la protesta antinucleare del 2003 alle elezioni regionali del 2019? Quei centomila lucani in corteo da Policoro a Scanzano e i binari delle stazioni occupati e i bivacchi e le donne con a fianco i bambini e i ragazzi a fare da staffetta e una popolazione intera, senza differenze di età e di condizione, con le istituzioni accanto ai cittadini, uniti dallo stesso obiettivo: scongiurare una decisione di governo, che voleva uccidere il futuro di una piccola regione, facendone il deposito di tutte le scorie nucleari nazionali e non, presenti e future? Ricordo bene quei giorni, per averli vissuti e raccontati in un reportage di due puntate, in onda su Raidue. Ricordo la civiltà, la compostezza, la forza. Una grande prova di democrazia contro una decisione ingiusta e di portata devastante ai danni di un piccolo territorio poco popolato, considerato il più adatto a diventare una discarica, da spregiudicati interessi internazionali. Fu la risposta di un popolo ad un'emergenza democratica. I lucani come i catalani, come i francesi e poi le primavere arabe delle sponde Sud del Mediterraneo e ancora le piazze ucraine e turche. Ogni volta fino all'iperbole, nel nome dei diritti, contro le prevaricazioni del potere. La risposta dell'intelligenza all’arroganza, la passione che dice no al cinismo. Nel 1958, Edward Banfield aveva teorizzato il “familismo amorale” quale cifra del Sud, che si riconosceva intorno alla sua desueta organizzazione sociale di clan, leggi “mafie”, in contrapposizione al Nord modernista e produttivo, campione di sviluppo democratico. Ecco, invece, che Scanzano, demoliva quella teoria. Scanzano, come modello di protesta civica, profondamente democratica, un caso di scuola, studiato ben oltre i confini nazionali. La Basilicata, che diventava laboratorio di politica, come del resto lo era già stata nel dopoguerra con le proteste dei braccianti e portando per la prima volta in Parlamento un deputato di sesso femminile, una delle appena 20 madri della Costituzione, la Maria de Unterrichter. E ancora, la Basilicata come riserva di identità, come bacino di riscatto morale. Una terra che sapeva prendere in mano il proprio destino e lo difendeva dal degrado.
Non stupisca, allora, il collegamento con le elezioni regionali del 2019. Stiamo vivendo oppure no, una nuova emergenza democratica? Ci sono o non ci sono pesanti ipoteche sull'ambiente e sul futuro a noi prossimo? Non c'è perfino il rischio di una autonomia differenziata, che nel vuoto di garanzie, spaccherebbe il Paese? Le ultime ore del 2018 sono state segnate dal disagio della Nazione dinanzi ad un Parlamento, svuotato del suo ruolo e dalle narrazioni di fatti aggiustati, nell'opacità dei dati e delle immagini mostrate in tv, che non impediranno, tuttavia, a breve le conseguenze reali e dunque i danni di quei fatti. E proprio in Basilicata, si è di nuovo di fronte ad una decisione di governo, che vuole uccidere il futuro come ai tempi di Scanzano (leggi Brindisi di Montagna, questa volta) con l'aggravante, che la questione ambientalista ė proprio nelle mani, di chi l'ha usata solo per ottenere il consenso dei cittadini in buona fede. Ecco, dunque, che l'appuntamento con le elezioni amministrative (al momento) del 2019 può e deve essere l'occasione per segnare un nuovo inizio, proprio a partire dal Sud. È al Sud infatti, che si terranno i primi appuntamenti: nell'ordine, Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Nonostante i conti perennemente in rosso, nonostante l'emorragia di capitale umano, nonostante i borghi sempre più spopolati e il dissesto idrogeologico, nonostante la cattiva politica, che ha scacciato quella buona e nonostante il “familismo amorale”, che è tornato a confermare la teoria di Banfield. Un euro investito al Sud, continua a produrre quasi il doppio, ci conforta lo Svimez. Dobbiamo crederci. Dobbiamo farlo di nuovo, come allora a Scanzano e metterci tutto l'ottimismo di cui siamo capaci, con la passione che si oppone al cinismo e la competenza, che sconfigge l'ignoranza. Oggi, proprio in questo Mezzogiorno sempre più lontano dagli interessi del Nord, che si scorda di essere quello che è grazie alle donne e agli uomi del Sud, ma che come altre volte cercherà di rifilarci il bidone, bisogna dire no alla minaccia del momento: i sovranismi. È proprio qui, che bisogna rigenerare l'energia civica, profondamente democratica, che serve a difenderci e a ritrovarci contro le visioni miopi e manciste, che ignorano il bene comune e che stanno già provocando un deficit di diritti. In un momento di crisi come quello attuale, bisogna mettere da parte i personalismi per condividere un progetto civico, che promuova concretamente lo sviluppo economico e sociale in un campo ambientalista maturo. Riflettendo un attimo in più, quell'attimo in più che serve, credo che nessuno potrebbe immaginare il futuro in mani estranea alle proprie radici ed alla propria storia, nonostante altre mani abbiano sbagliato, portandoci a questo punto. La stessa Matera, capitale europea della cultura nel 2019, contribuirà a questa svolta in modo determinante, benché fin qui lo abbia fatto solo in modo modesto. La storia ci insegna, che ci sono cicli, corsi, ricorsi, che quando non bastano i passi bisogna fare i salti, che le occasioni mancate, restano perdute, che la storia magari si ripete, ma che non sarà mai uguale. Noi non possiamo rimanere spettatotori. Anzi, ci è toccato un momento, in cui il fronte comune servirà ad evitare il disastro, perfino la perdita della propria terra e della propria identità, e dunque nelle più ampie alleanze possibili, bisogna convergere su un progetto serio e sereno, che faccia futuro. Una mia amica libanese, dopo l'ennesimo attentato dinamitardo a Beirut, mi disse: non voglio provare rancore. Il rancore ci ha portato a questo punto. Siamo sulla scena e dobbiamo solo recitare bene. Se loro hanno distrutto, noi costruiremo. Lo abbiamo già fatto e lo faremo di nuovo. Io amo Beirut e così i miei figli. Ho sempre creduto che Nicole avesse ragione. BUON ANNO!