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La Basilicata di Lasorella «Basta con i potentati» - Intervista su La Gazzetta del Mezzogiorno, 3 ottobre 201

04/10/2018

Visione di sviluppo fra terra, petrolio, ambiente e infrastrutture 
 
Di Massimo Brancati
 
È la genesi della sua candidatura. A fine luglio un sondaggio dell’istituto Piepoli focalizza l’attenzione sulle priorità dei lucani e sul profilo di una futura guida della Basilicata. Il 70 per cento degli intervistati mette al primo posto il lavoro, a seguire l’ambiente, la corruzione politica e il diritto alla salute. Quanto alla figura a cui affidare le redini della regione, oltre il 60 per cento del campione individua in Carmen Lasorella la candidata ideale, seguita dal sen. Pasquale Pepe (35 per cento) e dal sindaco di Potenza Dario De Luca (32 per cento). 
Sondaggio che Lasorella non ha mai svelato per evitare di essere autoreferenziale: «Sono dati - spiega - che mi hanno riempito di orgoglio ma anche di responsabilità. Ed eccomi qui a raccogliere questa sfida. Non mi interessa partecipare alla spartizione della torta, voglio vincere, o meglio, dobbiamo vincere noi tutti, i lucani».
 
Crede di avere davvero chance di «conquistare» gli elettori?
«La mia è una sfida «per», non «contro». Ventitré anni fa ho subìto un agguato dove è morto un mio compagno di lavoro, sono sopravvissuta per miracolo. Da quel momento ho un approccio diverso, ho intrapreso il percorso del piacere della conoscenza, dell'impegno e del sorriso. Non sono venuta con lo spirito del conquistatore, parola che lascerei coniugata al maschile. Lo spirito femminile è inclusivo, cerca le soluzioni, converge sui progetti».
 
A chi si rivolge con la sua proposta?
«Innanzitutto vorrei intercettare l’anima progressista di questa terra in cui mi riconosco, dove la cultura ambientalista è molto forte e radicata, con un senso profondo delle proprie radici laiche e religiose».
 
Lei viene percepita come un candidato che vuole abbattere un sistema, una «rivoluzionaria». Sarà perché ha fatto l’inviata di guerra...
«È vero, qui serve una rivoluzione che, però, non incendi il palazzo o abbatta il dittatore. Non c'è un palazzo da bruciare, né un dittatore da sconfiggere. Occorre una rivoluzione culturale, bisogna cambiare mentalità, il rapporto con la politica che non elargisce diritti, non dà lavoro, ma deve far rispettare i diritti e creare le condizioni per l’occupazione».
 
Ma fare la rivoluzione da sola è impossibile. Dovrà allearsi. E con chi?
«La nostra associazione Luci, acronimo di Lucani insieme, vuole dialogare con la buona politica. Immagino di allearmi con segmenti del mondo progressista e delle civiche, espressione di una grande voglia di partecipazione. Nessun accordo con chi ha portato la Basilicata in queste condizioni».
 
La questione delle alleanze è di fondamentale importanza soprattutto sulla scia della nuova legge elettorale regionale. Lei la contesta duramente, perché?
«Sì, abbiamo portato all’attenzione della Presidenza del Consiglio le nostre osservazioni, sottolineando otto eccezioni di costituzionalità. Questa legge non garantisce il diritto del voto, ma lo comprime». 
 
La data del voto non è ancora stata fissata. Una vale l’altra?
«No. Farlo in pieno inverno significa non rispettare il diritto al voto dei lucani. In tanti potrebbero avere difficoltà a raggiungere i seggi».
 
Parliamo di problemi da risolvere e della sua visione di sviluppo per la Basilicata. Cominciamo da Matera, la sua città. 
«La porto nel cuore. Ne scrissi sul Corsera anche prima che diventasse capitale della cultura. Qui ci sono opere pubbliche incompiute, lavori che non finiscono mai. Siamo in forte ritardo, il 2019 è dietro l’angolo». 
 
E Potenza? Vive qui da un paio di mesi. Che città ha ritrovato?
«Più cara di Roma in maniera sensibile. Come si giustifica tutto questo? A Roma, come a Berlino dove ho vissuto, sono abituata a prendere i mezzi pubblici di trasporto. Qui uso le scale mobili e sono sempre vuote. Qualcosa non quadra». 
 
Questione infrastrutture. È il mantra di chi vuole creare le condizioni per lo sviluppo in Basilicata. Solo parole, però. Pensa che si possa fare qualcosa di concreto?
«Ci sono fondi europei disponibili che non sono stati spesi. Soldi per la messa in sicurezza dei paesi e per migliori collegamenti».
 
Fondi Ue non spesi. Ma la Basilicata non è la regione più capace nella spesa?
«Lo era fino a 15 anni fa. Oggi scontiamo un deficit di capacità amministrativa. Bisogna mettere mano a quello che c’è e non farlo per motivi elettorali. Oggi vedo strade piene di cantieri, perfino sulla Saurina. Bisogna dare un segno di lavoro programmato non di elargizione all’interno di una mentalità che qui continua a prevalere. Mi riferisco anche ai tanti bandi agostani. C’è una grande assenza di visione in un territorio fatto di piccoli potentati dove ognuno si occupa del suo fazzoletto in assenza totale di una visione d’insieme».
 
In questo scorcio di campagna elettorale lei parla spesso di terra. Intesa come?
«Cura del territorio, agroalimentare collegato al turismo, bellezza. Servirebbe un brand lucano, proporsi con un marchio, promuovendo la vocazione della diversità su cui lavorare in una visione d'insieme. Un po’ come hanno fatto in Valle d’Aosta o in Trentino Alto Adige. In quelle realtà ho realizzato servizi televisivi scoprendo che lì mettono in evidenza i problemi ma anche le soluzioni. Alla denuncia deve accompagnarsi la proposta. Feci un report sull'imprenditoria femminile in Trentino, incontrando donne solide, serene forti. Le stesse che ci sono qui. Ma da quelle parti le donne sono sostenute non solo sulla carta come accade da noi».
 
 Donne e famiglie il passo è breve. Anche su quel fronte non sono aiutate?
«Sì. La mancanza di lavoro si riflette sulla gestione dei figli. Il segretario regionale della Cisl, Gambardella, mi ha riferito che ci sono 20mila bambini lucani che non vanno all'asilo. Dato che mi lascia basita e su cui occorre riflettere. Neghiamo così a tanti bambini una formazione pre-scolastica».
 
E quando crescono si nega loro un futuro occupazionale. È ripresa l’emigrazione giovanile, come fermarla?
«Creando attrattori. Ho vissuto l’esperienza tedesca dove c'era un gap spaventoso tra Germania Est e Ovest. Lì hanno coniugato espressioni ad altissimo livello di lavoro con l'innovazione, costruendo centri di eccellenza in grado di attrarre cervelli e di creare indotto importante. Una realtà fac-smile l’ho vista ad Ariano Irpino, con la nascita di Biogem, struttura dove si studia fisica ad alto livello, biotecnologie, nanotecniologie. Ragazzi che trovano subito lavoro in un contesto che è a 200 chilometri da Potenza».
 
E gli anziani? Spesso vengono ignorati quando si parla di programmi e sviluppo...
«Penso alla creazione di centri di incontri. Lo fanno alcuni comuni come Irsina, una realtà incredibile, dove non solo sono riusciti ad accogliere comunità straniere e servizi, ma efficienti servizi per anziani mettendo a sistema le loro risorse con lungimiranza. Possiamo essere attrattivi anche per la terza e quarta età prevedendo strutture e, in generale, una vita meno cara».
 
Salute e ambiente sono gli altri due assi su cui si discute parlando di futuro della Basilicata. Sul petrolio qual è la sua posizione?
«L’energia è sviluppo. Sono stata in Texas e lì convivono da tempo con le estrazioni. E il reddito pro-capite è molto alto. Petrolio e tutela ambientale possono coesistere prevedendo soluzioni in grado di proteggere eco-sistema e salute».
 
A proposito di salute. Che ne pensa della sanità lucana?
«Dobbiamo capire perché quella che ieri era realtà di eccellenza, oggi non è più su quei livelli. Ritorna la logica dei potentati, manca la convergenza e la messa a sistema delle potenzialità. Mi è stato raccontato che per le cure di radioterapia è stato un fatto un contratto a una società privata emiliano-romagnola. Tutto questo mentre c'è il Crob di Rionero che proprio l'altro giorno ha ricevuto un nuovo finanziamento quasi a dire: statevene buoni anche se voi non fate la radioterapia». 
 
La campagna elettorale non è ancora decollata. Resta, per ora, l’immagine della Lega che ha fatto il pienone ad un incontro a Potenza. Come lo spiega?
«La Lega attecchisce solo perché è il partito di governo. La maggioranza dei lucani non può riconoscersi nei valori della Lega che sono diversi da quelli di una società solidale, inclusiva, rispettosa dell’altro. Intendo combattere la proposta del Carroccio, ricordando ai lucani che è quello stesso partito che, fino a poco tempo fa, parlava di meridionali puzzolenti e di Sud zavorra».