Archivio




La mia amica Nanur 

13/03/2018

Nanur, la mia amica a quattro zampe, non ce la fa più. La situazione è precipitata. Appena l’assenza di un week end e al ritorno, la scoperta più amara. Un cane pieno di coraggio e di dignità, che ce la mette tutta come sempre, che prova a tirarsi su, perché vuole venirti incontro, invece, che non si alza. Ha un tumore, Nanur, da tempo.  Con la sua tenacia, molti anni fa, aveva resistito alla viltà dei vicini, che avevano tentato di avvelenarla, l’ostinazione di chi l’ama e l’aiuto di Dio l’avevano salvata. Allora.  Nonostante i danni gravi ai reni, al fegato, c’erano stati altri anni di vita insieme, anni di corse, di risate, di carezze. Ora il tempo è finito.  Lei non ce la fa a tirarsi su, non puoi toccarla, guaisce. Protuberanze oscene le deturpano le mammelle, sciupano perfino i suoi occhi nocciola venati d’oro, mentre le metastasi le comprimono i polmoni. Il veterinario, che l’ha visitata, ha detto che devo prendere una decisione per lei. Lo devo fare.  Cos’altro invece non ho fatto e avrei potuto fare? Non l’ho sterilizzata, dopo averla presa cucciola. Mi sembrava una violenza inutile, una pratica barbara… invece forse l’ho perduta per quel mancato intervento, che – dicono - può interdire il tumore. Non l’ho fatta neanche accoppiare, perché non sarei stata capace di dar via i cuccioli, né potevo permettermi di mantenere una muta. L’ho portata con me ogni volta che ho potuto: in auto, in treno, in aliscafo, in aereo. Perfino il primo giorno, che l’avevo presa al canile, in una cesta. Era un peluche color cannella, gli occhi azzurri, il musetto curioso e le zampette “puffose”, che strappava bacioni e carezze nonostante sembrasse bucata per la pipì, che perdeva ovunque.  L’avevo portata alla vernice di un amico artista e lei l’aveva fatta anche lì, quel primo giorno, con lui un po’ contrariato dall’effetto cucciolo, che catturava l’attenzione a danno della mostra.  Ha condiviso le mie gioie e le mie solitudini, Nanur, per 14 anni. Ha scelto comunque e sempre me, prima di tutti. E’ stata affettuosa, affidabile, amica. Posso decidere per lei, mentre mi guarda affaticata e con malinconia?  Devo anche preparare una cuccia in terra, foderata di calce per l’ultimo riposo. Devo vederla andar via, fino all’ultimo respiro.

E’ nelle cose della vita, la morte. Ma darla o farla dare è molto peggio, che subirla a causa del destino.  E’ durissima. Sarà ancora più dura, domani e il giorno dopo.

Ancora una carezza, Nanur….