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Il giallo del Sud

05/03/2018

Il Sud, tutto giallo, il Nord azzurro. Una prima di reggiseno verde all’altezza di Firenze e dello stesso colore il coppolino di sbiego sulla punta in alto ad est, dove un partitino con un nome tedesco ha frenato il crollo della diga PD. Oramai, neanche il colore della grafica elettorale riconosce l’identità al Partito di Renzi, (ma di che colore era?) che almeno nel simbolo contiene invece la nostra bandiera: il rottamatore è stato rottamato. La sua linea politica si è sbriciolata per assenza di lievito. I cittadini si sono ribellati per sfinimento di bugie. Né la carità può funzionare, quando manca il rispetto e non arriva lo sviluppo. 

Il Nord, a quel impasto non lievitato e diventato verde, ha preferito Salvini, (quello verde per davvero e milanese doc) col pragmatismo freddo di chi valuta il meno peggio. Laddove, però, la Lega ha fatto già bene in Lombardia, in Veneto, più le esperienze piemontesi e quelle in Liguria.

Il Sud, meno pragmatico, ha votato invece semplicemente contro: soprattutto contro. Nonostante le mafie, nonostante i ricatti e i controlli di una politica clientelare, nonostante la rassegnazione atavica e l’afasia di territori prigionieri di una mentalità padronale, il Sud ha detto basta e ha voluto dirlo attraverso un giovane in giacca e cravatta, che viene da Pomigliano d’Arco, il Sud più Sud, ma produttivo, nella piana di Napoli.

Colpisce questa divisione di colori, che poi sono i sentimenti, che continuano a spaccare il Belpaese. Le tinte calde al Sud, quelle fredde al Nord, in mezzo, la stessa rabbia.

Ma è velleitario immaginare classi dirigenti pulite? città pulite? progetti puliti? E’ questo che ha detto chiaro e forte il voto del 4 marzo, come chiaro e forte lo aveva detto, aggiungendo ulteriori segnali, il voto del 4 dicembre scorso.  Allora, questa voce non si era voluta sentire, ora è inevitabile. Questa voce dice: “Vogliamo uscire dalla sporcizia che ci sta sommergendo! Che vada casa, chi si è preso i diritti degli altri e soprattutto il futuro! Il futuro si costruisce oggi per domani e il nostro Paese, Sud compreso, (mentre la politica sia di destra, sia di sinistra se lo è dimenticato) può permetterselo, come e più degli altri. Non può che essere questo, l’obiettivo comune”.

E’ imbarazzante verificare il disagio o i silenzi di chi questa volta l’ha presa sui denti. Una sconfitta si deve riconosce, né si può continuare a mistificare all’infinito la realtà: i 5 stelle hanno stravinto, il Pd ha straperso, il centro-destra si è assemblato e ha fatto massa critica, imponendosi come coalizione, l’ala sinistra del PD non ha convinto, né le liste d’appoggio, questa volta, hanno avuto successo.  I leader, che per anni hanno occupato la scena, da Berlusconi a Renzi, hanno fatto il loro tempo. Basta. D’altra parte, non dovrebbe essere motivo di conforto che l’elettorato si sia ribellato ai ritardi, al cinismo, alle collusioni, alla corruzione che oramai, fisiologicamente, contrassegnano la gestione pubblica, con i leader che scelgono i mediocri, con i mediocri che obbediscono ai leader, senza valore aggiunto e senza vergogna, comprando e facendosi comprare?

Benché ci sia un analfabetismo dilagante, a causa della cattiva scuola e l’analfabetismo digitale, perché le istituzioni pubbliche a cominciare dall’azienda del servizio pubblico Radio-Tv non si sono fatte carico della necessaria alfabetizzazione, che rende più competenti e dunque più liberi; benché un’informazione docile al potere, nel solco dello stesso disegno, abbia edulcorato i problemi, senza indagare le responsabilità, di fatto,  il voto  si è rivelato una manifestazione di consapevolezza. La saggezza popolare ha indicato la strada:  si faccia pulizia.

La governabilità, con questa brutta legge elettorale, sarà un capitolo tutto da scrivere. Ma il giallo del Sud ci dice che la speranza ha cambiato colore. E considerarlo l’effetto di un’elargizione, quale il reddito di cittadinanza promesso ai disoccupati dal Movimento di Di Maio, non convince affatto.  Piuttosto, ci dice  un’altra cosa, quel colore : è tempo che gli uomini e le donne di buona volontà, nauseati dalla cattiva politica, scendano finalmente in campo. I migliori. E facciano la propria parte. Nonostante i padroni del vapore, la vita cambia sempre.