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Luce e tenebre. Il bersaglio della gioia di vivere. 

15/11/2015

All'indomani della notte pi√Ļ lunga e sanguinosa che ha vissuto Parigi¬†negli ultimi 70 anni e che abbiamo condiviso impotenti attraverso i media, donne e uomini di tutte le latitudini, non possono prevalere i sentimenti estremi, di rabbia o di sconforto, perch√© √© l'estremismo che dobbiamo combattere. ¬†Non scomodiamo neanche la guerra, che bruci√≤ il mondo dei nostri padri, perch√© √© proprio il concetto di guerra mondiale, che dobbiamo evitare, ragionando invece dell'ordine che √® stato costruito dopo il '45. Un ordine sicuramente imperfetto, per molti versi oramai superato, anche indebolito dai troppi conflitti regionali che continuano a minacciarne la stabilit√†, ma un ordine esistente, un sistema. Il nostro.

Non possiamo diventare barbari nelle reazioni,¬†perch√© abbiamo di fronte i barbari.¬†In quale altro modo si devono definire, infatti, coloro che si lasciano asservire ad un progetto, che non ha altro scopo se non l'annientamento della civilt√†? Che sia cristiana o musulmana, che trovi radici in altre fedi e costumi, √® la civilt√† e i suoi principi, che questi barbari attaccano. Sono in gioco l'evoluzione dell'uomo, l'amore, l'intelletto, la creativit√†, la cultura, la bellezza, la coscienza, il libero arbitrio. ¬†Luce contro tenebre. La vittoria dell'eccellenza sulla mediocrit√†. Il primato del sapere sull'ignoranza. Dinanzi alla criminalit√† dell'IS o ISIS o ISIL, non importa la sigla, perch√© si tratta di assassini, che hanno eseguito una lucida strategia decisa da menti deviate, serve una reazione ancora pi√Ļ lucida e soprattutto finalmente condivisa da governi e cittadini.¬† Parigi, gi√† ferita nello scorso gennaio con l'attacco alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, questa volta √© stata colpita al cuore.

I terroristi paramilitari dell'IS non hanno cercato alibi, come in passato. Non hanno avuto bisogno di invocare vignette "blasfeme". Sono andati oltre: hanno pianificato la distruzione di ciò che Parigi rappresenta ovvero la gioia di vivere. Hanno sparato sui clienti dei caffè, sui giovani al concerto, sugli sportivi allo stadio. Hanno ucciso chi stava godendo della capitale dell'utopia intellettuale e delle architetture, dell'arte e delle tendenze d'avanguardia, del grande sport e delle mode. "Avant d'avoir son peuple, l'Europe a sa ville et cette ville c'est Paris", sosteneva Victor Hugo, che dalla sua tomba nel Pantheon, continua ad essere un simbolo della grandeur francese. Parigi, capitale laica d'Europa.

Stonano dunque tutte quelle dichiarazioni, che parlano di reazioni spietate, di guerra, di blocco alle frontiere, di limite alle libert√† individuali e di porte chiuse, dietro le quali noi dovremmo nasconderci. √Č la logica dei muri, che non servono, ma che producono voragini. Allo stadio di Parigi, finita la partita Francia-Germania, il pubblico, non appena ha saputo della guerriglia, ¬†ha avuto l'orgoglio di intonare la marsigliese ed altri francesi, nei quartieri dove ancora si sparava, sono scesi in strada per intercettare i passanti sconvolti, portandoli nelle proprie case al riparo. Lo hanno fatto cittadini francesi, anche di fede musulmana. I palazzi del potere prendano esempio dalla strada. Se cancellassimo quello che abbiamo costruito e i principi che ispirano la nostra civilt√†, i barbari avrebbero vinto davvero.

Le Monde diplomatique, l'autorevole periodico francese di politica internazionale, nel settembre del 2014 pubblicava un articolo di Peter Harling, in cui l'analista mediorientale definiva l'IS, "un monstre providentiel" ovvero l'utile nemico, creato sui confini tra la Siria e l'Iraq, fino ai territori curdi e alla Turchia, per essere usato dagli interessi locali, regionali e globali. In molti studi, si è discettato del "marchio" dell'IS, dello "strumento" del sensazionalismo mediatico e dell'orientalismo di maniera, a fronte di un conflitto sostanzialmente interno al mondo arabo, per una lotta di poteri, figlia della crisi e della frantumazione degli Stati dell'area. Un mostro deformato dallo specchio della propaganda, salito sul "treno della paura" nel plauso dell'orrore, dilatato dai video  dei tagliagole, postati sul web. Tagliagole accorsi da ogni parte del mondo, grazie ad una sapiente campagna di proselitismo, con la mira di combattere la corruzione dei governi fantoccio, insediati nel vuoto lasciato dai regimi, collusi con l'Occidente, nel nome del ritorno alla purezza della fede: "Allah u Akbar!"

Ma a questo punto, anche l'analisi va rivisitata e vanno riconsiderati gli strumenti. L'IS non ha soltanto gli obiettivi espansionistici di un califfato nel mondo arabo, né è solo la maschera di un califfo, dietro la quale si nascondono interessi disparati e inconfessabili, accomunati dal male. Non si può considerare un mostro provvidenziale, perché l'IS è un mostro e basta. Una minaccia per tutti noi e per la nostra civiltà. Un tempo sarebbe bastato un eroe astuto e coraggioso, capace di trafiggerlo alla gola o direttamente al petto, questo mostro. Le leggende sono piene di eroi. Ma anche oggi dovranno continuare a servire l'astuzia e il coraggio, unitamente alle portentose armi che abbiamo tutti a disposizione. Armi, che non sputano fuoco, ma dati.

Contro di noi ci sono fucili e coltelli, non carri armati o missili. Questa non √® una guerra.¬†La vilt√† degli assalitori colpisce innocenti inermi. Non servono altri eserciti in campo, che troppi danni hanno gi√† fatto. Almeno, non servono subito. Va potenziata l'intelligence, in primo luogo, ovvero l'astuzia e il coraggio di chi pu√≤ infiltrasi direttamente nella rete dll'IS e di chi sa farlo con l'arsenale virtuale. La vera sicurezza oggi √© la cyber-security, che sta nel tessuto delle informazioni e dunque nello scambio costante, diffuso, capillare di ogni notizia, che vede l'incrocio dei dati, grazie a specialisti di ogni latitudine, ¬†sugli stessi file contemporaneamente. Non hanno pi√Ļ senso le divisioni o le alleanze di un tempo, vincono le nuove strategie e le strategie studiate insieme. L'attacco contro un territorio, magari nell'ennesima "coalition of willings" ovvero una coalizione di paesi volenterosi- come abbiamo gi√† visto in Iraq e poi in Libia e prima ancora in Somalia - rischierebbe di estendere l'incendio. Sono le soluzioni diplomatiche, allora,¬† che servirebbero a spegnere i fuochi. Intanto, urgente, √® la soluzione per la Siria, che deve uscire dalla guerra, nelle cui pieghe si √© annidato l'IS, costruendo un dopo Bashar el-Assad, utile a restituire ¬†fiducia al paese. E soluzioni diplomatiche sarebbero le benvenute anche a nord del califfato, sul confine curdo e ad est, verso l'Iraq. La centrale del terrore rimarrebbe completamente isolata e ne sarebbe vanificato il senso. Altro che un'altra guerra, qui ci sarebbe bisogno del contrario della guerra.

Intelligence, cyber security, diplomacy.¬†Solo¬† dopo aver spento le micce, si potrebbe combattere e vincere contro la rete dei terroristi, ¬†diffusa ben oltre califfato, in altri, dieci, cento territori, che siano ad est, come ad ovest, a sud piuttosto che a nord.... perfino sotto casa. √ą questo che andrebbe fatto e fatto subito, senza scomodare la fantapolitica, sgombrando il campo sia dagli opportunismi, sia dal populismo a buon mercato.

Servirebbe a questo punto anche pi√Ļ consapevolezza dei ruoli.¬†I politici dovrebbero concentrarsi sul che fare e non sulle polemiche strumentali di bottega, gli esperti ci piacerebbe che fossero al lavoro, piuttosto che nei salotti tv. E i governi?¬† Saranno pronti ad assumere decisioni da condividere, gi√† ¬†nel vertice in corso del G20? Quanto ai cittadini, basterebbe che stessero con gli occhi ben aperti per non essere usati dalla politica o rincretiniti dai media, che arrivano a picchiare alla cieca, sottraendosi a volte al dovere della chiarezza. La civilt√† ¬†attaccata dall'IS, forte della sua storia e delle sue radici, in sostanza, dovrebbe provare a dare il meglio di se, oltre il cordoglio e la solidariet√† di facciata, mostrando ci√≤ che vale. ¬†Tuttavia, ancora una volta e anche questa volta, il messaggio pi√Ļ forte ¬†√® arrivato da Francesco, che vola sempre alto. Il Papa ha confermato che il Giubileo della Misericordia si far√†, anzi, che ¬†farlo adesso √® pi√Ļ necessario di prima. E sar√† proprio lui ad assumersene i rischi e le responsabilit√†, ¬†pro bono pacis dei corvi, ma soprattutto ¬†delle tante cornacchie stridule sulla scena nostrana.