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L'ultimo desiderio

06/03/2015

Ho ricevuto la telefonata di un grande fotografo, mio caro amico,  uomo di impareggiabile sensibilità: "Carmen, poco fa mi sono commosso fino alle lacrime. Sulla prima pagina de La Stampa c'é una bellissima fotografia. Racconta una cosa meravigliosa. Prendi il giornale e mi dici..." Ho chiuso e digitato il nome del quotidiano sull' iPad. Taglio centrale, in bell'evidenza, una lettiga davanti a un quadro, l'ambiente asettico di una mostra, il titolo: "L'ultimo respiro di bellezza prima di morire". Confesso,  subito non ho capito: quella foto mi incuriosiva, ma non mi faceva piangere. Cosa aveva sconvolto un grande fotografo? Deliberatamente non ho letto il sommario e sono tornata ad osservare l'immagine. Lo sfondo era grigio e faceva risaltare la cornice dorata, il ritratto era quello di un uomo corpulento. Forse Rembrandt? Si, Rembrandt, dunque uno dei suoi autoritratti. La barella, modernissima, poteva essere in dotazione  ad un paese nordico. Sulla barella, un corpo abbandonato nel colore azzurro/ospedale. Intorno, quattro figure in piedi: due giovani donne e due uomini più anziani. La foto aveva la luce giusta, era tecnicamente perfetta. Che voleva dire "L'ultimo respiro di bellezza prima di morire?" Probabilmente, mi stavo concentrando sulla cosa sbagliata. Ho letto il sommario: su quella lettiga c'era una malata terminale, che aveva espresso il desiderio di vedere Rembrandt prima di morire, in un museo ad Amsterdam. Le quattro persone intorno a lei erano i volontari di un'associazione nata proprio per esaudire gli ultimi desideri. Sono andata velocemente sul sito dell'associazione ed ho scorso le immagini che ritraevano tanti uomini e donne, con i segni della sofferenza sul volto, ma anche splendidi sorrisi. Erano davanti al mare, piuttosto che in un ristorante, allo zoo, in un bosco, alla stazione, davanti ai grattacieli, al molo, perfino vicino a un vecchio mulino. Come sono semplici i desideri che contano, anche gli ultimi e rispecchiano comunque le scelte della vita, quelle fatte e quelle non fatte. Aveva ragione il mio amico, che con la sua sensibilità era andato oltre quella  foto sul giornale, senza neppure conoscere le altre: era bellissima e raccontava una cosa meravigliosa. Sulla prima pagina de La Stampa c'era l'immagine della pietà e dell'amore, che vince il tempo e si fa arte.  In questo tempo di fotografie sbandate, un conforto per l'anima.