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Matera-elezioni. Il senso della rinascita.

15/02/2015

Sono stata a Matera. Come è viva questa città! La città dove sono nata. L’atavica rassegnazione del Sud sembra sparita, comunque non ti viene più incontro. C’è l’entusiasmo della speranza. Ma gli umori cambiano subito nei discorsi sulle elezioni: senti la rabbia, la diffidenza… la fiducia passa. E’ come se i materani, che tutti insieme hanno raggiunto il traguardo della capitale della cultura 2019, rinuncino a vivere insieme, da protagonisti, la scelta di chi deve rappresentarli dal 2015.

Nell’elezione di un sindaco, non dovrebbe contare la persona e la squadra che porta?  Non è una questione di profilo e di progetto?  Nelle elezioni di Matera, c’è una doppia sfida da vincere: il diritto ad una vita migliore per i cittadini e la creazione di una città/modello per il Sud, da portare in Europa, tra pochi anni, insieme al resto d’Italia.

Nei circoli politici si sta discutendo invece di poltrone, come usa dire, o di trame di palazzo, come avrebbe detto Pasolini, in ogni caso, senza ascoltare la città.

La logica è la solita, l’unica che si conosca: lo scambio, l’intreccio degli interessi, pagati dagli altri. E gli altri? Perché un materano che è pure cassintegrato o che svolge una qualsiasi piccola attività privata e gli stessi professionisti che difendono il proprio lavoro o le donne, le donne tenaci di Matera che sono un pilastro ma restano escluse, e soprattutto i giovani, coinvolti quando serve altrimenti dimenticati, perché i materani dovrebbero dare la fiducia a chi forse non l’ha meritata? Cosa gliene viene? Il clientelismo ha massacrato il Sud e lo ha impoverito.

Le donne e gli uomini di questa parte d’Italia ogni giorno scontano pregiudizi e sconfitte, perché sono cittadini di territori, dove i diritti sembrano concessi invece che goduti e dove la cronaca si racconta col segno meno.

E’ tempo di parlare di sviluppo civile, piuttosto. Servono quei valori di comunità, che soli possono garantire lo sviluppo armonico nell’economia, nelle istituzioni e nella cultura. Serve un’eguaglianza di genere non concessa, ma riconosciuta e praticata.

Gli obiettivi che Matera 2019 dovrà interpretare sono estesi. A cominciare dal senso della cultura, che parte dalla propria anima e dalle vocazioni. Cultura che riguarda il benessere, la formazione, il lavoro, l’innovazione, l’ambiente, le infrastrutture, la salute…. direi, la felicità.

Cos'è se non cultura dare senso alla propria vita, in un grande progetto, che tenga conto dell’urgenza dei cittadini di una svolta etica? Il bisogno di una rinascita è oramai percepito, magari ancora in modo confuso, ma è diffuso. È il bisogno di fiducia e di quelle persone, che possano incarnarla.

Sono i cittadini che interpretano la cultura e ciascuno a suo modo, come può, laddove ogni contributo è necessario. La cultura non la fanno gli eventi, organizzati da altri a pagamento, è la partecipazione che fa la differenza, la contaminazione positiva delle idee attraverso il metodo e l’impegno.

Matera ha un’opportunità storica, che passa dalle cure di tutti i giorni, come in qualunque altra città, con l'obiettivo però di quella rinascita, che può diventare un modello per Sud.  Le risorse e l’attenzione, che ci saranno, sono condizioni eccezionali. Non possono essere sciupate.

Il dovere civile impone di dare il proprio contributo, con umiltà e rettitudine, ascoltando i bisogni, per fissare insieme le priorità. Se la città comprende il grande ruolo che può vederla protagonista, dovrà esprimersi in questa fase, che anticipa il confronto elettorale. Come? con delle primarie? È sempre una questione di regole e di regole condivise. Nel segno della piena trasparenza, potrebbe essere preferibile una convention, offerta al giudizio dei cittadini. In sostanza, la questione riguarda il metodo e i criteri.

Non giova aumentare le divisioni, arrivando indeboliti alla meta. La comunità nel suo insieme ne avrebbe un danno e ne avrebbe un danno il futuro.

A chi dovrà guidare Matera servono cultura, esperienza, competenza, capacità di relazioni, energia, fantasia, facilità di comunicazione, sensibilità, rigore, impegno disinteressato, spirito di servizio, abitudine all’inclusione. E che si tratti di un uomo o una donna, serve il profilo migliore.

La visione nuova sui problemi non è uno sguardo esterno, ma il senso stesso della rinascita.

Pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata del 15 Febbraio 2015