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Io amo

18/09/2014

È bello, nel significato e con le proprietà che al bello attribuisce Tommaso D'Aquino, il più grande teologo di tutti i tempi. Ha la chiarezza, l'integrità, la proporzione, che consegnano l'armonia, il senso di bene.

"Io amo"  è il libro di un teologo? Sicuramente sì,  perché Mancuso un teologo lo è, ma in questo caso, la definizione non basta, perchè insieme al BISOGNO DI ESPLORARE IL SIGNIFICATO DELL'AMORE, attraverso la filosofia, la letteratura, le scritture, nella sua radice più fonda e dunque nella proiezione più alta, che porta al bene assoluto, a Dio,  Mancuso si pone come UOMO, un uomo colto e profondo, che ad un certo punto della sua vita, CERCA.

In questa EPOCA DEL DIVERTIMENTO come lui la definisce- dove si rincorre la vacanza permanente, dunque l'evasione e si vive in una dimensione di fiction, di superficialità, di rumore,  nel grande mercato dell'occidente,  Mancuso CERCA per se è per noi l'ENERGIA, la forza che possa muoverci e rimuoverci dallo stato di afasia e di banalità, in cui è precipitato il nostro tempo e noi stessi.

Mancuso ci dimostra che la condizione di chi ama, l'innamorato, è una condizione che coinvolge CORPO, ANIMA, MENTE, EROS, PSICHE, SPIRITO.
L'innamoramento si esprime in ciascuno di noi istintivamente, con un impulso sessuale, un impulso il più delle volte subíto, che prescinde dunque dal nostro volere, che ci rende deboli. All'EROS si unisce il CAOS, che provoca nell'uomo o nella donna una tempesta, e cosa succede in una tempesta? Si genera Energia. Espansione. 

Mancuso evoca il parallelo già espresso da Leonardo da  Vinci, da Platone, da Marco Aurelio, tra il macrocosmo, l'universo e il microcosmo, l'uomo.
Non diceva Leonardo, "l'uomo è detto dagli antichi il mondo minore" o Platone:" è possibile conoscere la natura dell'anima senza conoscere la natura dell'universo"?

Espansione, dunque evoluzione, dunque cambiamento, dunque sviluppo.

Una chiave cosmogonica e filosofica, ma anche una chiave semantica, che attraversa le lingue.
Noi in italiano diciamo: "innamorarsi",ma gli inglesi dicono "fall in love" e così i francesi "tomber amoreux". Noi abbiamo scelto il senso di chi entra  in una dimensione e comunque fa un'azione, loro ne ammettono l'irrazionalità, si cade  nell'amore.
Il linguaggio. L'innamoramento cerca il suo linguaggio, come lo fa  la poesia, la musica, l'arte.
Ma cosa sono la poesia, la musica, l'arte? Non sono la trasfigurazione più alta della lingua? È soprattutto, cosa altro sono se non la bellezza?
La trasfigurazione porta alla rivelazione, nel percorso di Mancuso. L'agape, l'amore spirituale, che ha in sé la Caritas.

Attenzione, però, avverte l'Autore: che ci sia verità sul e nell'amore, come invocava il poeta inglese AUDEN, rivolgendosi ai sapienti del mondo.
Altrimenti, va lasciata da parte la dimensione dell'amore, perché diventa altro, ovvero invaghimento,  seduzione, che significa condurre verso di sé, ed anche appropriazione, egoismo, perfino violenza.

Nel sentimento dell'amore vero, il proprio ego si lacera, si apre, fa spazio all"altro, viene disteso, espanso proprio come la pasta per le tagliatelle sopra un tavolo.
È dopo il combinato disposto di Eros e Caos, l'obiettivo non è l'equilibrio, che ha poco a che fare con l'amore, ma l'armonia, che si alimenta di Philia e spirito,  corrispondenza ideale per un progetto comune e condiviso, che diventa amore integrale. La coppia, come scrive Mancuso, diventa una MOLECOLA SPIRITUALE. In un rapporto terziario e non più binario, che gravita intorno allo stesso centro d'interesse.

Un rapporto, che evoca la PRIMAVERA e la NATURA, nella loro radice, di VERUM e VERITÀ e NASCITURA, ovvero la genesi della vita che si rinnova, quindi la generazione e la rigenerazione, che è il dovere di ciascuno di noi.

Ho parlato soprattutto del che cosa sia l'Amore per Mancuso, in una visione che mi sento di condividere e del suo messaggio, ma l'Autore nella parte centrale del libro arriva a raccontare come si vive l'Amore. Accenna alla necessità di un'educazione all'amore, e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno. Un bisogno di etica anche nella sessualità.  Ma dove sono le scuole? Dove i maestri? Quale il linguaggio? Mi chiedo.

Il riferimento alla donna, anzi alla dimensione femminile nell'amore. Mancuso evoca Goethe. "Das Ewig Weibliche", l'eterno femmineo negli ultimi versi del Faust. "Das Ewig Weibliche zieht uns Hinan", diceva il grande poeta, ovvero l'eterno femmineo ci porta verso l'alto.

Nel libro, c'è l'omaggio e la rivalutazione del ruolo della donna, della quale viene sottolineata la forza delle relazioni. È lei che ha la capacità di legare, di lanciare ponti.

Note per la conversazione con Vito Mancuso.
Anteprima nazionale del libro "Io amo"
Libreria Coop Ambasciatori
Bologna