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Volare

09/02/2015

Seguire con gli occhi un airone sopra il fiume e poi                                        

ritrovarsi a volare….             

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte…  

Capire tu non puoi              

Tu chiamale se vuoi          

Emozioni…….

Sempre bellissima questa canzone e in quanti viaggi mi ha accompagnato. Viaggi pazzi, disperati, i viaggi della giovinezza e già dell’adolescenza, quando era obbligatorio sognare, anzi fuggire, comunque desiderando di riempire ogni attimo di sensazioni fortissime. Non ho mai patito il fatto di essere femmina al Sud. Avevo potuto fantasticare con tutti i romanzi d’avventure, che compravo ogni settimana. Studiavo più in fretta dei miei compagni, sugli stessi libri. Mi vestivo con cura e non sdegnavo la minigonna, ma correvo in bicicletta, sbucciandomi le ginocchia, su e giù per le vie della mia città e andavo in palestra e scivolavo sulla neve e avevo navigato su una barca a vela… mi sarei ritrovata a volare, però, - come cantava Battisti -quando sarei salita su una moto. La prima me l’aveva regalata mio padre a 14 anni. La mamma naturalmente non era stata d’accordo e non ce lo aveva detto sotto voce, ma quella Moto Morini 50 Scrambler, quattro tempi, quattro marce, con il cambio a bilanciere sarebbe diventata il mio paio d’ali. Una piccola moto da grandi. Era stato un colpo di fulmine. Mio padre mi avrebbe insegnato a guidarla. Quando, finalmente, mi lanciai da sola, ero emozionatissima. Mi ero messa a cavalcioni e avevo dato secco il colpo sul pedale dell’accensione… avevo premuto la frizione e spinto dolcemente sul cambio…il primo movimento, subito seguito da un altro cambio e poi dal terzo, dal quarto, con lei che si piegava docile ai miei comandi e aumentava la velocità…il senso del piacere più grande: ero libera!

A quel tempo non c’era l’obbligo del casco e io avevo i capelli lunghi. Ero l’unica ragazza con la moto in un territorio di maschi. Quando passavo a manetta, mi seguivano con gli occhi in apparenza distratti ma sul chi-va-là, commentando a bassa voce e dandosi di gomito. Eravamo appena negli anni ’70. Non avevo ragione di sfidarli, ma lo facevo. Poi, non sarebbe stato più necessario, mi avevano accettata. Inconsapevolmente, avevo rotto un tabù.

Non l’ho capito fino in fondo, allora, ma mio padre mi aveva fatto un dono immenso: come imparare a guidare la vita. Non importa se sei maschio o femmina, non ci sono situazioni immodificabili, bisogna mettersi alla prova, bisogna cercare il confronto, bisogna rispettare gli altri, bisogna essere preparati se si vuole raggiungere un obiettivo, bisogna credere in quello che si vuole, bisogna correre per raggiungerlo, non bisogna avere paura, bisogna vivere le proprie passioni.