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Viaggio in una terra di mezzo. Alla scoperta della Basilicata

10/06/2011

Sono lucana e mi sento lucana, cresciuta in una terra di mezzo tra regioni più grandi – Puglia, Campania, Calabria – che hanno condiviso la storia, ma sono rimaste diverse. Nel servizio meteo capita spesso che accanto al nome Potenza ci siano due trattini: temperature non pervenute. Non è questa però la differenza, mio padre mi ha insegnato che la povertà si misura senza il denaro e che il rispetto, per ottenerlo, devi conquistarlo. Era una terra senza mafia, povera e onesta. A me ha regalato la libertà. Non le discriminazioni legate al sesso: accesso pieno ai libri, allo sport. Una femminuccia poteva scorazzare sulla moto come un maschio. Su per le strade inerpicate tra i boschi e giù per le discese che arrivavano al mare. Perfino in officina, con gli amici più grandi, a costruire una macchina, una “dune buggy” special, finanziata dai risparmi e dalla fantasia.   Il limite era il rispetto degli orari e una telefonata. Fino a diciotto anni dovevo essere a casa alle nove, dopo, l’università a Roma, mi avrebbe lasciato lontano.

Quando torni da adulta nella tua terra, i luoghi dell’adolescenza sembrano scomparsi. Trovi i coetanei, che sono naturalmente cambiati, gli affetti, gli amici di famiglia. Guai a cercare i ricordi, anche perché non sono più gli stessi occhi. Ma su per le strade inerpicate tra i boschi, dove ti accoglievano famiglie contadine, con la vita scandita dalle stagioni, incontri i luoghi del ritorno e della convivialità. Verso il Pantano, non lontano da Potenza un vecchio amico ha aperto “La fattoria sotto il cielo”, ambiente minimalista con gusto. La pizza, impastata come le focacce napoletane, la mangi al “Ponte alle tavole”, nella stessa zona. I piatti della tradizione più su, quasi in cima alla Sellata. E vicino alle piste da sci, “la Baita” con la pasta fatta in casa e “Il boscaiolo”, con le braciole.

Le emozioni forti comunque le vivi sul Pollino. Dall’alto il mare, una linea azzurra lontanissima. Intorno, la natura strepitosa. Tra le conifere, giganti pietrificati: sono i pini loricati, la corteccia grigia, levigata, il tronco contorto, che sale per trenta metri, che resiste al vento per centinaia d’anni. Se ti accordi con le guardie forestali, scopri tra i sentieri bordati di fiori, le tracce del capriolo e del gatto selvatico, ti spiegano che quel rumore è il becco del picchio, che può essere rosso, verde o nero e c’è anche il nibbio e l’aquila reale. Con loro puoi spingerti oltre i due mila metri senza soffrire la scalata. Il pranzo, tornati a valle, è naturalmente al Picchio Nero di Terranova con i “ferrazzuoli” al ragù di cinghiale e il finocchietto selvatico. Il mare lucano è a destra e a sinistra del massiccio del Pollino, poche decine di chilometri di costa sullo Jonio e ancora meno sul  Tirreno. La perla è Maratea. Da qualunque parte arrivi ti abbraccia il Cristo Redentore. La statua è alta più di venti metri sul ciglio della rupe, con le braccia spalancate e il viso che non guarda il mare, rivolto invece alla terra, per proteggerla. Il verde è intenso e arriva all’acqua, acqua fantastica, fresca nei riflessi, da preservare. A ferragosto è festa grande. La processione è a mare. Sulla prima barca,  la statua della Madonna del porto. I fuochi d’artificio scoppiano all’improvviso.

E puoi immaginare che nella Foresta Grancìa, a Brindisi di Montagna, non lontano da Potenza, vedrai un film dal vivo con almeno quattrocento comparse? Accade tutto all’aperto d’estate, appena si fa sera. Il palcoscenico è un vasto pianoro con alle spalle le montagne. Uno spettacolo pieno di effetti speciali, di buona musica, ma soprattutto la storia dei briganti nel risorgimento. “La Storia Bandita”. Uomini e donne che avevano perduto, ma che cento cinquant’anni dopo stanno ritrovando giustizia.  

Tra le vette di Castelmezzano e Pietrapertosa,  invece, tirano un cavo d’acciaio di un chilometro e mezzo di lunghezza.  Una volta controllate le cinture di sicurezza, su quel cavo puoi correre a 120 chilometri l’ora, a 400 metri di altezza. Il Viaggio è sicuro, ma l’emozione è forte, il paesaggio, senza enfasi, è bellissimo: rocce di granito, le Dolomiti lucane e un lungo canyon. Se lo hai fatto una volta può bastare.

Proseguendo lungo la Valle del Basento, sulle colline laterali si succedono paesi bianchi per i muri tirati a calce. Da Grassano puoi partire anche per una gita a cavallo e ti fa da cicerone lo stesso sindaco, che di mestiere fa il medico. A San Mauro Forte invece arrivi dopo tante curve, ma ne vale la pena: palazzi baronali, per alcuni dei quali è in corso il restauro, chiese del 500 e barocche, la grande torre normanna. Qui, la storia racconta di una rivolta di donne, ai tempi del bracciantato. E c’è una curiosa tradizione: la festa dei campanacci, che si mettono al collo. I più antichi sono quelli dei buoi, che arrivano a superare i dieci chili. Come farli suonare? Col movimento del corpo. L’oscillazione è complicata, va fatta a tempo, a squadre, per le vie del centro. Gli spettatori sorridono… perchè? Il gesto non è solo comico, è erotico. Non puoi andar via però se non hai fatto tappa alla trattoria….  In un ambiente casereccio, si mangia da re.

Il caso ha voluto che la prima visita ai Sassi di Matera, la città dove sono nata, l’abbia fatta in compagnia di un grande uomo. E ha coinciso con una delle prime interviste tv della mia carriera. Avevo 24 anni e lui si chiamava Mario Luzi. Fu divertito, quando gli proposi di registrare tra i Sassi: “Maestro, già che ci incontriamo in Lucania, le va di visitare questa meraviglia? Lo sa che anch’io non ho mai avuto il tempo di farlo? Sarebbe una magnifica occasione.” E lui disse di sì. Anzi scrisse una bellissima poesia dopo quella visita e solo molti anni più tardi ho saputo che mel’aveva  dedicata. Ricordi a parte, i Sassi incantano. E’ un concentrato di archeologia, arte, bellezza. I Sassi sono due, il Baresano e il Caveoso. Tutto scavato nel tufo della Gravina di Matera. Patrimonio dell’Unesco, ma anche patrimonio ritrovato della città. Palazzi, chiese, archi, scale, terrazze, labirinti sotterranei, caverne, un insieme unico. E la sera, l’effetto si dilata. Non sai da che parte è più bello: dal basso sembra un presepe, dall’alto una fiaba. Tra i sassi trovi ancora botteghe artigiane e tanti locali giovani. Ce n’è per tutti i gusti. E la musica sale.  

Traveller  il mensile del viaggiatore